Si alza il sipario sulla prima giornata di campionato. Stasera lo stadio Arechi torna a ruggire per Salernitana – Sorrento, e ancora una volta la risposta della piazza è da brividi. I numeri alla vigilia parlano con una chiarezza disarmante: 4.700 tagliandi staccati che, sommati ai 6.631 abbonati, spingeranno sugli spalti circa 12.000 spettatori, con una Curva Sud già completamente esaurita e pronta a fare la propria parte. È l’ennesima, meravigliosa lezione d’amore impartita da un popolo unico. Succede di nuovo, proprio in un momento storico delicato e complesso, segnato da una società ancora indefinita, da una proprietà fisicamente assente e da una rosa in pieno cantiere, dove tra gli ultimi arrivati si vedranno in campo verosimilmente i soli Vitale, Capuano e D’Ursi. Ma Salerno non sta a guardare. Non fa calcoli opportunistici, non aspetta garanzie formali né progetti patinati, perché la Salernitana non è una semplice squadra di calcio. Non lo è mai stata. È radice profonda, è identità viscerale, è un legame di sangue che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Quando quella maglia chiama, la città risponde presente, spinta da un senso di appartenenza che va ben oltre i singoli interpreti, i presidenti di passaggio e le categorie di appartenenza. In sugli spalti si fonderanno due anime indissolubili: dalle aspettative e dai ricordi romantici della Generazione Donato Vestuti, custode di una passione antica, vissuta sui gradoni dello storico tempio di piazza Casalbore, quando il granata era prima di tutto orgoglio e resistenza, fino al fuoco dei più giovani, cresciuti nel mito dell’Arechi. È un’eredità pesante e bellissima che si rinnova, unita da un unico grande obiettivo condiviso da tutto il popolo granata: spingere la squadra a ritornare al più presto nel calcio che conta, riprendendosi con i denti quei palcoscenici che la storia e la tifoseria meritano. Mettiamo da parte i dubbi, i malumori e le amarezze della vigilia. Stasera non c’è spazio per lo scetticismo: conta solo far tremare il cemento dell’Arechi, alzare i cori al cielo e spingere quei ragazzi sul terreno di gioco. Per la maglia, per l’orgoglio della nostra gente e per quel cavalluccio sul petto che continua a far battere forte il cuore di una città intera.
Avanti Bersagliera!
Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti

