Salernitana: Il silenzio che preoccupa più di una sconfitta

C’è un aspetto che, in queste settimane, dovrebbe far riflettere ogni tifoso della Salernitana, non riguarda il mercato, non riguarda i nomi dei calciatori e nemmeno le strategie tecniche. Riguarda il silenzio, un silenzio sempre più pesante, sempre più difficile da comprendere. Da settimane si parla della riconferma di Serse Cosmi e del direttore sportivo Faggiano come figure dalle quali ripartire, eppure, ad oggi, la sensazione è che manchi ancora il tassello più importante, l’autorizzazione a programmare e costruire concretamente il futuro. Nel frattempo il calendario corre, il ritiro si avvicina e la Salernitana sembra ferma in una pericolosa terra di mezzo. Ed è proprio questo il punto, nel calcio moderno l’immobilismo è uno dei nemici peggiori. Ogni giorno perso nella programmazione rischia di trasformarsi in settimane da rincorrere successivamente, significa arrivare tardi sulle scelte, farsi trovare impreparati sulle opportunità, costruire con affanno ciò che andrebbe invece pianificato con lucidità e anticipo. La cosa che lascia più amaro in bocca è che tutto questo avviene in un momento in cui la piazza aveva dato un segnale straordinario, dopo delusioni, amarezze e tensioni, il popolo granata aveva ritrovato entusiasmo. Aveva scelto di crederci ancora, dimostrando un attaccamento che va oltre ogni categoria e ogni risultato, quell’entusiasmo avrebbe dovuto rappresentare una scossa, avrebbe dovuto toccare il cuore del patron Iervolino, spingendolo a rompere gli indugi, a parlare, a rassicurare, a indicare una direzione chiara. Invece regna l’empasse e quando una società resta sospesa troppo a lungo, il rischio non è soltanto tecnico o organizzativo. Il rischio più grande è disperdere quel patrimonio di fiducia che i tifosi, ancora una volta, avevano deciso di concedere. Nessuno chiede promesse. nessuno pretende proclami, ma la Salernitana, a meno di un mese dall’inizio della nuova stagione con il ritiro, ha bisogno di certezze. Ha bisogno di sapere chi decide, quali sono gli obiettivi e quale strada si intende percorrere. L’amore della gente può sopportare le sconfitte, può accettare gli errori, può persino perdonare le delusioni, quello che fatica ad accettare è l’assenza. E oggi, più che le parole, è proprio il silenzio a fare rumore.

Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti