AVETE UCCISO ANNI DI PASSIONE E SACRIFICI: SALERNO CHIEDE CONTO! Mentre la politica si sbrana i riflettori e sventola come un trofeo i 139 milioni di euro per il restyling dello Stadio Arechi e del nuovo Volpe, opere che da tifosi della Salernitana ci auguriamo di vedere ultimate nei tempi stabiliti, noi dell’Associazione Generazione Donato Vestuti rifiutiamo di essere complici del silenzio. Non chiudiamo gli occhi di fronte al lento e inesorabile assassinio dello sport salernitano. Salerno non vive di solo calcio. Vive di decine di società, centinaia di atleti, migliaia di famiglie tradite ogni giorno da un’amministrazione assente, sorda e priva di qualunque visione del futuro. Mentre vi congratulate nei palazzi, questo è lo scempio che avete firmato sul territorio: Circolo Nautico Salerno e Pallanuoto: L’ennesima vittima della vergognosa chiusura della Piscina Vitale. Un’eccellenza sportiva della città costretta alla resa e all’umiliazione di dover rinunciare al campionato di Serie A2. Stadio Donato Vestuti: Il tempio del nostro passato, trasformato in un monumento al degrado. Tra il cemento spuntano le sterpaglie e crescono alberi che divorano gli spalti. Le palestre sotto le tribune sono un pugno nell’occhio e la Palestra Senatore giace nell’incuria, abbandonata alle intemperie nell’indifferenza totale. Pallacanestro e Pallavolo: Titoli nazionali svenduti, persi o cancellati perché la città non ha strutture idonee. La “soluzione”? Il rattoppo del Pala Silvestri: una struttura palesemente inidonea e inagibile per i grandi campionati nazionali. Pala Tulimieri: Rasato al suolo con una superficialità sconcertante. Avete abbattuto una struttura senza muovere un dito per garantire una soluzione provvisoria alle società, come una tensostruttura. Risultato? Sportivi per strada dall’oggi al domani. Pattinodromo: Abbandonato al suo destino, inghiottito e mangiato dal mare giorno dopo giorno nell’inerzia della burocrazia. Circolo Tennis Salerno: Un altro presidio storico della città spinto verso il baratro dell’incertezza e la chiusura imminente. Pala Salerno: Una farsa imbarazzante, un cantiere fantasma che si avvia a compiere trent’anni di incompiuta, simbolo della cialtroneria amministrativa. UNA CITTÀ SENZA SPORT È UNA CITTÀ SENZA FUTURO. Non avete il diritto di definire Salerno una città “moderna” o “europea” mentre ne distruggete il tessuto sociale. Quando uccidete lo sport di base, costringete i nostri giovani alla resa o alla fuga. Chi ama davvero Salerno non può più stare a guardare. Chiediamo conto e ragione a chi governa questa città: pretendiamo risposte immediate, interventi certi e la fine di questa vergogna. Ufficio Stampa Associazione Generazione Donato Vestuti
GENERAZIONE DONATO VESTUTI : SENZA ANIMA E SENZA GAMBE: UN DERBY CHE LASCIA IL SEGNO
Non si può andare avanti così, la prestazione offerta nel derby casalingo lascia un profondo senso di sgomento e rabbia, oltre all’assenza totale di un’idea di gioco e alla mancanza di risultati, stavolta si è vista una squadra atleticamente sulle ginocchia, crollata alla prima difficoltà. Eppure l’illusione iniziale c’era stata, l’impostazione tattica con la difesa a quattro e il centrocampo a due linee aveva dato frutti per un tempo, nascondendo le lacune di una rosa costruita male durante il mercato estivo. L’illusione di essere sulla strada giusta, concretizzata dal vantaggio di Llano, si è però dissolta nella ripresa. Dal punto di vista tecnico e gestionale, le colpe di Serse Cosmi sono evidenti, la conduzione della gara e la lettura dei cambi nella seconda frazione di gioco si sono rivelate del tutto fallimentari, incapaci di porre un freno al ritorno degli avversari o di dare un’identità precisa a questo gruppo. Ma ad aggravare il quadro è la resa sconcertante dei singoli, la nota più dolente arriva da chi avrebbe dovuto garantire qualità e freschezza subentrando a gara in corso: gli ingressi di Lescano e Gyabuaa si sono trasformati in un disastro su tutta la linea. Un atteggiamento svogliato, impalpabile e del tutto privo della necessaria garra agonistica, che ha finito per penalizzare enormemente la squadra, costringendo di fatto i compagni a giocare in nove uomini nel momento di massima pressione. Il calo fisico e mentale della ripresa è inaccettabile, la pazienza della piazza è ormai esaurita e la bordata di fischi della Curva Sud Siberiano al triplice fischio ne è la conferma più netta. Tra limiti panchina e prestazioni individuali indecorose, pretendiamo immediato rispetto per la maglia e prese di posizione chiare. Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti
COMUNICATO UFFICIALE – ASSOCIAZIONE GENERAZIONE DONATO VESTUTI
Salernitana – Cavese, l’ennesima sconfitta della gestione dell’ordine pubblico. Ennesima decisione assurda, restrittiva e ingiustificata servita dal GOS, atta a limitare la vendita dei biglietti per la gara Salernitana-Cavese, ai soli possessori della tessera del tifoso. Un provvedimento impopolare che punisce indistintamente un’intera tifoseria e umilia, ancora una volta, la passione popolare. Vietare la presenza in massa ai tifosi salernitani e limitare la trasferta e condizionarla a schemi farraginosi e discriminatori, non è garantire la sicurezza, è ammettere la propria incapacità di gestirla. Chi ha responsabilità decisionale sceglie sempre la via più comoda e sbrigativa, la scorciatoia del divieto. Si continua a mortificare chi vive il calcio con sacrificio e senso di appartenenza, trasformando un evento sportivo in un percorso a ostacoli riservato a pochi. La Salernitana è la sua gente, limitarne la presenza significa snaturare il senso stesso dello sport. L’Associazione Generazione Donato Vestuti esprime il massimo sdegno per questo ennesimo provvedimento punitivo e restrittivo, e continuerà sempre a far sentire la propria voce a difesa della libertà di tutti i tifosi granata. Basta restrizioni cieche! Rispetto per la tifoseria salernitana! Associazione Generazione Donato Vestuti
GENERAZIONE DONATO VESTUTI: L’ILLUSIONE È FINITA ORA BASTA ALIBI
La prima vera prova del campo ha presentato il conto, ed è un conto amarissimo, dopo la Scafatese in Coppa Italia, anche il Sorrento, espugna l’Arechi. La realtà è sotto gli occhi di tutti, la Salernitana è stata allestita nell’approssimazione più totale, assemblata all’ultimo minuto con elementi privi di preparazione e mandati allo sbaraglio senza la minima tenuta fisica o tattica. Se l’obiettivo della proprietà era un drasticamente ridimensionamento dei costi, si poteva e si doveva mettere a disposizione la rosa fin dal primo giorno di ritiro. Invece si è scelto il peggior compromesso, una squadra priva di gambe e di amalgama, figlia di un mercato d’attesa e di ripiego. Le responsabilità, tuttavia, non stanno mai da una parte sola e vanno distribuite chiaramente. Un disinvestimento palese nascosto dietro la favola dei tetti d’ingaggio. Avere disponibilità e scegliere di non investire non è gestione oculata, è assenza di visione e competenza calcistica. Il finto ridimensionamento sta distruggendo il fattore Arechi e azzerando la dignità sportiva della piazza. Giustificare il nulla con la mancanza di budget non basta più. Chi accetta di operare in queste condizioni ne sposa i rischi e la responsabilità operativa. Accettare compromessi e poi lasciarsi andare a dichiarazioni che sanno già di resa anticipata in sala stampa è inaccettabile. Chi guida la squadra deve assumersi l’onere delle scelte fatte, senza cercare scuse prima ancora che la tempesta entri nel vivo. Siamo finiti nel classico scaricabarile dove ognuno individua la colpa nell’altro, mentre la squadra naviga a vista e rischia di disputare una stagione di pura sofferenza senza avere né la struttura né la cattiveria agonistica per farlo. I tifosi meritano rispetto e trasparenza, non questo spettacolo indegno. La Salernitana è un patrimonio di una comunità intera, non un esperimento al risparmio. Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti
GENERAZIONE DONATO VESTUTI : OLTRE OGNI INCERTEZZA: IL POPOLO GRANATA RISPONDE PRESENTE!
Si alza il sipario sulla prima giornata di campionato. Stasera lo stadio Arechi torna a ruggire per Salernitana – Sorrento, e ancora una volta la risposta della piazza è da brividi. I numeri alla vigilia parlano con una chiarezza disarmante: 4.700 tagliandi staccati che, sommati ai 6.631 abbonati, spingeranno sugli spalti circa 12.000 spettatori, con una Curva Sud già completamente esaurita e pronta a fare la propria parte. È l’ennesima, meravigliosa lezione d’amore impartita da un popolo unico. Succede di nuovo, proprio in un momento storico delicato e complesso, segnato da una società ancora indefinita, da una proprietà fisicamente assente e da una rosa in pieno cantiere, dove tra gli ultimi arrivati si vedranno in campo verosimilmente i soli Vitale, Capuano e D’Ursi. Ma Salerno non sta a guardare. Non fa calcoli opportunistici, non aspetta garanzie formali né progetti patinati, perché la Salernitana non è una semplice squadra di calcio. Non lo è mai stata. È radice profonda, è identità viscerale, è un legame di sangue che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Quando quella maglia chiama, la città risponde presente, spinta da un senso di appartenenza che va ben oltre i singoli interpreti, i presidenti di passaggio e le categorie di appartenenza. In sugli spalti si fonderanno due anime indissolubili: dalle aspettative e dai ricordi romantici della Generazione Donato Vestuti, custode di una passione antica, vissuta sui gradoni dello storico tempio di piazza Casalbore, quando il granata era prima di tutto orgoglio e resistenza, fino al fuoco dei più giovani, cresciuti nel mito dell’Arechi. È un’eredità pesante e bellissima che si rinnova, unita da un unico grande obiettivo condiviso da tutto il popolo granata: spingere la squadra a ritornare al più presto nel calcio che conta, riprendendosi con i denti quei palcoscenici che la storia e la tifoseria meritano. Mettiamo da parte i dubbi, i malumori e le amarezze della vigilia. Stasera non c’è spazio per lo scetticismo: conta solo far tremare il cemento dell’Arechi, alzare i cori al cielo e spingere quei ragazzi sul terreno di gioco. Per la maglia, per l’orgoglio della nostra gente e per quel cavalluccio sul petto che continua a far battere forte il cuore di una città intera. Avanti Bersagliera! Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti
Salernitana, il tempo stringe, tanto fumo, poco arrosto
Mancano ormai pochi giorni all’inizio della nuova stagione, con il ritiro precampionato fissato per il 12 luglio, ma il mercato della Salernitana stenta ancora a decollare. Tra indiscrezioni e trattative, al momento non si intravede ancora una strategia ben definita. I nomi accostati al club granata sono diversi, si parla dell’attaccante D’Ursi, reduce da un’ottima stagione al Sorrento con 15 reti, del terzino destro Liano della Casertana e del difensore Capuano, rimasto svincolato dopo la scomparsa della Ternana. La suggestione più affascinante porta invece a Lorenzo Insigne, il direttore sportivo Daniele Faggiano avrebbe sondato il fantasista, reduce dalla retrocessione in Serie B con il Pescara. Per ora, però, siamo ancora nel campo delle ipotesi, tanto fumo e poco arrosto. L’unica certezza sembra essere la fiducia della proprietà, che avrebbe messo a disposizione del direttore sportivo un budget di circa 5 milioni di euro per la campagna acquisti. Sul fronte delle uscite regnano le indiscrezioni. Capomaggio, Matino e Molina sarebbero destinati al Cerignola, mentre Ascik, desideroso di trovare maggiore spazio da titolare, potrebbe trasferirsi allo Spezia. In uscita ci sarebbe anche il terzino Longobardi. I tifosi, intanto, attendono con fiducia che la squadra possa presentarsi quasi al completo già dal primo giorno di ritiro, così da consentire al tecnico di lavorare fin da subito su un gruppo definito e arrivare preparati alle prime giornate del prossimo campionato. Grande attenzione, infine, è rivolta alla riunione in programma questo pomeriggio a Roma, dalla quale ci si attende un segnale importante da parte del presidente Danilo Iervolino. L’auspicio dell’intero ambiente granata è che venga tracciata una linea chiara per costruire una Salernitana competitiva e pronta a recitare un ruolo da protagonista nel prossimo campionato. Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti
La macchina organizzativa del Santa Teresa Beach ha generato un compleanno dei 107 improntato sull’amarcord ed al senso di appartenenza. Tutti gli ex, ricordando anche chi non c’è più, hanno cavalcato l’onda emotiva degli anni d’oro e lasciato spunti di orgoglio a chi oggi è chiamato a prendere il testimone di quel periodo per rilanciare la Bersagliera ed i tifosi tutti nei contesti che le appartengono. Paolo Rachini e Mirko Cudini, intervistati, hanno parlato di un gruppo di uomini veri che :”scendeva in campo incarnando i valori della gente e loro lottavano insieme a noi per trascinarci ai successi”. E’ lo spirito indomito della Torcida Salernitana, la forza sempre presente nel bene e nel male, oltre lo spirito ed oltre le logiche aziendali e contabili. Da questa spinta emotiva è bene che il gruppo dirigente della Salernitana riparta con un programma vero e condiviso da tutte le componenti sociali, perché Salerno è una “piazza calda”, un luogo della memoria calcistica, un trampolino dal quale rilanciarsi per raggiungere obiettivi ambiziosi che tutta la Città pretende per quello che ha dimostrato (se casomai ce ne fosse stato bisogno) in questi anni. La “Triennale” di Pegaso memoria è alle spalle e bisogna scrollarsi del peso che ha lasciato nel cuore. Ripartiamo da chi: “non ha mai mollato” restituendo in termini di risultati tutto l’amore che la spinta emotiva del popolo granata ha saputo e sa dare. Presidente ASD Generazione Donato Vestuti.
Arechi, il rischio di perdere un’identità: i tifosi granata ostaggio di ritardi e incertezze
“Una Salernitana ambiziosa e all’altezza del nuovo volto dello stadio Arechi. È questo l’auspicio espresso dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza del percorso di riqualificazione dell’impianto cittadino e sulle prospettive legate a Euro 2032.” Queste le parole all’indomani dei festeggiamenti. Nei fatti, purtroppo, più che un progetto oggi a Salerno sembra regnare l’incertezza. Mentre si continua a parlare di Euro 2032, di riqualificazioni milionarie e di un nuovo volto per lo stadio Arechi, migliaia di tifosi della Salernitana si pongono una domanda molto più semplice e concreta: dove giocherà la squadra e che fine farà la casa dei granata? Una domanda che assume un significato ancora più profondo all’indomani del 19 giugno, giornata in cui la città ha celebrato il 107° compleanno della Salernitana. Una ricorrenza che avrebbe dovuto rappresentare soltanto un momento di orgoglio e appartenenza per il popolo granata, ma che inevitabilmente ha riportato al centro del dibattito anche le preoccupazioni per il futuro della squadra e del suo stadio. Il rischio che serpeggia tra gli appassionati è che la città possa pagare un prezzo troppo alto per progetti ambiziosi che, almeno fino ad oggi, non hanno ancora prodotto certezze. L’Arechi è una struttura che da anni necessita di interventi profondi. Nessuno lo nega. L’impianto mostra tutti i limiti dell’età, sia sotto il profilo della funzionalità che della sicurezza. Ma proprio per questo motivo sarebbe stato necessario affrontare il problema con una programmazione chiara, condivisa e soprattutto scandita da tempi certi. Ufficio stampa Generazione Donato Vestuti
Salernitana: Il silenzio che preoccupa più di una sconfitta
C’è un aspetto che, in queste settimane, dovrebbe far riflettere ogni tifoso della Salernitana, non riguarda il mercato, non riguarda i nomi dei calciatori e nemmeno le strategie tecniche. Riguarda il silenzio, un silenzio sempre più pesante, sempre più difficile da comprendere. Da settimane si parla della riconferma di Serse Cosmi e del direttore sportivo Faggiano come figure dalle quali ripartire, eppure, ad oggi, la sensazione è che manchi ancora il tassello più importante, l’autorizzazione a programmare e costruire concretamente il futuro. Nel frattempo il calendario corre, il ritiro si avvicina e la Salernitana sembra ferma in una pericolosa terra di mezzo. Ed è proprio questo il punto, nel calcio moderno l’immobilismo è uno dei nemici peggiori. Ogni giorno perso nella programmazione rischia di trasformarsi in settimane da rincorrere successivamente, significa arrivare tardi sulle scelte, farsi trovare impreparati sulle opportunità, costruire con affanno ciò che andrebbe invece pianificato con lucidità e anticipo. La cosa che lascia più amaro in bocca è che tutto questo avviene in un momento in cui la piazza aveva dato un segnale straordinario, dopo delusioni, amarezze e tensioni, il popolo granata aveva ritrovato entusiasmo. Aveva scelto di crederci ancora, dimostrando un attaccamento che va oltre ogni categoria e ogni risultato, quell’entusiasmo avrebbe dovuto rappresentare una scossa, avrebbe dovuto toccare il cuore del patron Iervolino, spingendolo a rompere gli indugi, a parlare, a rassicurare, a indicare una direzione chiara. Invece regna l’empasse e quando una società resta sospesa troppo a lungo, il rischio non è soltanto tecnico o organizzativo. Il rischio più grande è disperdere quel patrimonio di fiducia che i tifosi, ancora una volta, avevano deciso di concedere. Nessuno chiede promesse. nessuno pretende proclami, ma la Salernitana, a meno di un mese dall’inizio della nuova stagione con il ritiro, ha bisogno di certezze. Ha bisogno di sapere chi decide, quali sono gli obiettivi e quale strada si intende percorrere. L’amore della gente può sopportare le sconfitte, può accettare gli errori, può persino perdonare le delusioni, quello che fatica ad accettare è l’assenza. E oggi, più che le parole, è proprio il silenzio a fare rumore. Ufficio Stampa Generazione Donato Vestuti









