È una squadra che sfugge a ogni tentativo di definizione, nel giro di novanta minuti può essere fragile e feroce, confusa e brillante, spenta e travolgente. Anche contro il AZ Picerno ha raccontato la solita storia, quella di un gruppo che cade, si rialza e poi ribalta tutto, come se il caos fosse una scelta precisa. Non sempre c’è ordine, non sempre si intravede un’idea chiara, eppure c’è qualcosa che compensa tutto, uno spirito che non si insegna. Una resistenza emotiva che le permette di restare dentro le partite anche quando sembrano scivolarle via, è una squadra che non muore mai davvero. Forse questa attitudine nasce anche da dentro, da segnali forti, persino ruvidi, come quello di Serse Cosmi, che all’intervallo, per far capire ai suoi quanto fosse stato inaccettabile il primo tempo, è rimasto in panchina. Un gesto silenzioso ma pesantissimo, quasi più eloquente di qualsiasi discorso. Le scelte continuano a far discutere, come l’assenza iniziale di Emmanuel Gyabuaa, giocatore che per energia e qualità sembra difficile da sostituire, ma allo stesso tempo c’è una gestione della gara che trova risposte in corsa. I cambi incidono, spesso in maniera decisiva. È successo ancora, vedi Achik che entra e lascia subito il segno, ribaltando inerzie che sembravano già scritte. Poi ci sono gli uomini simbolo, quelli che, nel bene o nel male, mettono la firma nei momenti che contano, come Facundo Lescano, che continua a essere una certezza sotto porta. Il percorso recente è lo specchio perfetto di questa squadra, vittorie, cadute, ripartenze, una traiettoria irregolare, quasi illogica, ma incredibilmente efficace. Alla fine, quasi senza accorgersene, la Salernitana si riprende il terzo posto, di nuovo padrona del proprio destino. Adesso resta l’ultimo passo, sul campo del Foggia, novanta minuti che diranno molto per quello che saranno i play off. Questa squadra ha già dimostrato che ogni previsione può essere smentita, e allora sì, forse la verità è proprio questa, la Salernitana non ha bisogno di essere capita fino in fondo, le basta continuare a essere sé stessa. Imperfetta, imprevedibile, ma tremendamente viva.
Ufficio stampa Generazione Donato Vestuti

